Federica Deiana “Fragments”
di Peppe Trotta
SoWhat (Italy)
Considerando la bulimia produttiva tipica della contemporaneità, soprattutto in ambito di suoni altri, si presenta come una piacevole eccezione la scelta di Federica Deiana di sviluppare gradualmente il suo percorso musicale, affidandolo fin qui alla pubblicazione di lavori brevi che hanno il sapore della ricerca personale del tono più consono. Poco si sarebbe potuto obiettare a trovarla protagonista di una prova sulla lunga distanza di stampo new classical dopo il debutto di Faith, ma ciò che la compositrice sarda ha offerto sono due ulteriori ep orientati ad esplorare dinamiche differenti da quelli della mera soluzione pianistica. Già il precedente Tempest lasciava maggiore spazio all’elettronica, componente assoluta protagonista di questo terzo Fragments.
Tale scelta emerge immediata ascoltando le movenze morbide di If, con i synth proiettati a tessere una trama romantica fatta di modulazioni sature pervase da un senso di luminosa nostalgia e informa ugualmente le venature più inquiete delle increspature sottili di Closer. A mantenersi inalterato da disco a disco è il portato emozionale preminente che guida la scrittura, attitudine che qui raggiunge l’apice nell’ariosa Departure.
È soltanto nella conclusiva Now And Then che torna il piano, spostando le coordinate marcatamente ambient – affini alle formulazioni placide di James Murray, altro autore presente nel catalogo Home Normal – verso l’ambito post-classico dell’esordio. Ne viene fuori un nuovo piccolo catalogo di possibilità da indagare, un mini album ancora interlocutorio, ma capace di dimostrare quanto la Deiana abbia da offrire in termini di forma e contenuto.
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