Federica Deiana e quei “Fragments” post-classici e ambient
Novità discografiche. Terzo Ep (prodotto in Inghilterra) della compositrice cagliaritana
di Enrico Melis Costa
L’Unione Sarda (Cagliari, Italy)
Tra archi vibranti e tessiture pianistiche, un’atmosfera meditativa avvolge “Fragments”, terzo extended-play della giovane compositrice cagliaritana Federica Deiana. Dalle sonorità ambient e post-classiche, il lavoro è stato pubblicato dell’etichetta inglese Home Normal Records, che già l’anno scorso ha pubblicato i due precedenti progetti dell’artista “Faith” e “Tempest”.
Per Deiana «la scelta di pubblicare sotto il mio nome è relativamente recente: ho conosciuto due anni fa il fondatore di Home Normal, Ian Hawgood, grazie a Stefano Guzzetti, che per tanto tempo è stato il mio maestro, e anche colui che mi ha indirizzato verso il sound design e la composizione». Proprio con Guzzetti l’artista si è esibita nell’edizione 2022 di Marina Café Noir, e ha poi collaborato con i registi Paolo Carboni e Marco Antonio Pani. «Ho iniziato studiando chitarra classica, e per dieci anni ho suonato dal vivo in vari progetti. Alla fine, ho sentito la necessità di sviluppare un linguaggio personale, dedicandomi totalmente allo studio di sintesi sonora e pianoforte, che tutt’oggi approfondisco al Conservatorio di Cagliari».
Masterizzate dallo stesso Ian Hawgood, le 4 tracce dell’Ep si districano tra passaggi neoclassici e momenti più eterei, in cui fanno da padrone le trame atmosferiche ed elettroniche contaminate con droni, registrazioni d’ambiente e altri marchi di fabbrica della musicista sperimentale. «Ciò che contaddistingue “Fragments” dai precedenti capitoli è la maturazione interiore, che ha portato a un approccio più meditativo e riflessivo anche nella scelta dei suoni, in graduale e lento mutamento. Viviamo in un’epoca di velocità, e io penso invece che spesso ci sia bisogno di rallentare e di osservare attentamente il mondo attorno. I brani hanno preso vita da una riflessioni su alcuni aspetti di una parte lontana della mia vita: quando compongo cerco di comunicare il mio mondo interiore, come anche la mia visione del mondo esterno, e solo alla fine ho scelto il titolo in riferimento ai frammenti di quella che sarebbe stata la mia interiorità. Chiudere l’Ep è stato come fare pace con il mio passato, ma con lo sguardo rivolto anche verso il futuro, in una continua dicotomia tra malinconia e speranza che è influenzata dall’attuale scenario mondiale».
