Federica Deiana
Ciò che il silenzio sceglie di trattenere

di Mirco Salvadori
Rockerilla (Italy)
no. 541, Settembre 2025

Il silenzio non è sonoro. È un mutamento della mente, un voltarsi altrove.
John Cage

C’è qualcosa di profondamente personale nei tuoi brani, come se ogni suono custodisse un frammento di tempo. Ti capita mai di scrivere per mettere ordine nei tuoi ricordi, o al contrario, per lasciarli andare?

La tua musica sembra attraversare da una quiete che non è mai passiva, ma piena di intenzione. Ti è naturale lavorare con questa lentezza, o è qualcosa che hai dovuto imparare?

Hai una formazione strumentale molto ricca, ma ora ti muovi in un territorio ibrido, tra acustico, elettronico e field recording. Esiste uno strumento, una tecnica, che oggi senti più vicina al tuo modo di esprimerti?

Tu hai raccolto un piccolo patrimonio musicale rappresentato dai tuoi tre EP tutti pubblicati su Home Normal. Parlacene.

Come lo vedi questo nostro piccolo ma vitale angolo elettroacustico italiano, perché secondo te continua a faticare per uscire alla luce di un sole che senz’altro lo premierebbe o forse, è suono comunque dedicato a pochi e questo è in realtà il suo valore e pregio.

Tornando ai tuoi lavori, sembra di camminare dentro paesaggi sospesi, luoghi che non esistono ma che potrebbero essere veri. Ti capita di immaginare spazi precisi quando componi, o è qualcosa che nasce più da uno stato d’animo?

Nel passaggio tra “Faith”, “Tempest” e “Fragments” si percepisce un’evoluzione molto naturale. Guardando indietro, pensi a questi lavori come a una sorta di diario? O ognuno vive in un tempo proprio?

La Sardegna, la tua terra, affiora spesso nelle atmosfere che costruisci, anche quando non la citi direttamente. Che tipo di relazione hai con i suoni che ti circondano ogni giorno?

Quando lavori su una colonna sonora o su un documentario, entri dentro immagini che non hai creato tu. Come cambia il tuo modo di comporre quando devi dialogare con un’immagine già esistente?

Nei tuoi brani c’è un uso attento dello spazio: le pause, i respiri, il modo in cui una nota si spegne. Che rapporto hai con il silenzio? Lo consideri parte della musica?

Comporre può essere anche una forma di ascolto, quasi una meditazione. Ti capita mai che un brano ti sorprenda, che si trasformi mentre lo scrivi e ti porti altrove?

Nel tuo lavoro si sente un equilibrio sottile tra tecnica e istinto. Il Conservatorio ha cambiato il tuo modo di comporre, oppure ti ha solo dato strumenti per dire meglio quello che già avevi dentro?

C’è una traccia, tra quelle che hai pubblicato, che senti ancora completamente tua, intatta, anche dopo il tempo e gli ascolti?

Federica Deiana: potessi lasciare anche una sola traccia, un solo suono che resti nel tempo, quando tutto il resto sarà svanito, quale suono sarebbe e da quale luogo giungerebbe?